La Figc presenta la riforma del calcio giovanile italiano

Il protagonisti del nuovo progetto della Figc

Che la situazione del calcio italiano sia drammatica è più che evidente: i settori giovanili non riescono a portare giocatori nelle prime squadre, sia per il numero degli stranieri, sia per la nota idiosincrasia degli italiani per far giocare i giovani, considerato che vengono considerati ancora “giovani” atleti ben oltre i 20 anni. Sono giovani dal punto di vista della vita quotidiana, non certo dal punto di vista sportivo. Così i vivai sono pieni per metà di giocatori stranieri, cui vengono insegnate cose che poi mettono a frutto con le loro nazionali mentre gli italiani, anche per gli alti costi di gestione, molto spesso sono ai margini del progetto.  Nel campionato di Primavera 1, in questa stagione ci sono circa 200 stranieri, un numero davvero eccessivo.

Ecco le parole del presidente federale Gravina all’atto di presentazione del progetto: «Il progetto che presentiamo oggi interessa il cuore del calcio italiano – dichiara il presidente Gabriele Gravina, che si avvarrà anche del prezioso contributo di Cesare Prandelli quale consulente esperto su questo tema – e nasce dalla necessità di dare nuovo slancio all’attività giovanile. È una riforma che nasce da una profonda riflessione, supportata da un ampio studio di benchmarking internazionale, e che avvicina la nostra Federazione al resto d’Europa, anche grazie alla nomina di Maurizio Viscidi quale Direttore Tecnico per l’attività giovanile. Nel mio programma elettorale avevo già messo a fuoco le problematiche, oggi sotto gli occhi di tutti, e tracciato alcune soluzioni definite grazie al confronto con le componenti federali e con il contributo dei cosiddetti ‘esperti di campo’, che ringrazio. Sulla base di questi riscontri abbiamo deciso di completare il nostro progetto per avviare una sorta di new deal nella valorizzazione delle ‘radici azzurre’, con l’obiettivo di creare una vera e propria officina del talento italiano. La nostra Federazione, a differenza di altre realtà europee, non ha mai avuto negli enti di coordinamento una figura di direttore tecnico: per questo abbiamo ritenuto opportuno introdurla, nel pieno rispetto delle autonomie del Settore Tecnico, dei relativi consigli del Settore Giovanile e Scolastico e del Club Italia. Non è stato semplice trovare linguaggi comuni sotto il profilo tecnico, ma era un passaggio necessario per costruire una visione condivisa. Vogliamo incidere in maniera sempre più positiva sul divertimento e sulla formazione dei bambini, per poi coltivare talenti attraverso un programma ambizioso e molto strutturato».

Saranno  due i campioni del mondo, Simone Perrotta e Gianluca Zambrotta a seguire da vicino il progetto, assieme a Maurizio Viscidi.

In questo contesto si inserisce anche il contributo diretto delle leggende azzurre impegnate nel progetto. Simone Perrotta ha evidenziato il valore educativo dell’iniziativa:
«Questo progetto ha più padri – dice lo stesso Perrotta – L’idea nasce dalla nostra esperienza e dal confronto con Maurizio Viscidi, con cui condividiamo il concetto che la tecnica debba tornare al centro della formazione dei giovani calciatori. Sono a conoscenza del grande lavoro che svolge il Settore Giovanile e Scolastico, del quale sono vicepresidente, ma c’era l’esigenza di implementare ciò che già esiste. Vogliamo investire sulla formazione dei tecnici, per i quali organizzeremo corsi gratuiti online (aggiornamento UEFA C, ndr). La Federazione deve pensare anche ai ragazzi che non diventeranno calciatori, fornendo loro basi etiche e morali, oltre che tecniche».

Sulla stessa linea anche Gianluca Zambrotta, vicepresidente del Settore Tecnico: «Questo è un progetto importante e fondamentale per i ragazzi dai 5 ai 12 anni, quindi per l’Attività di Base. Sarà un progetto condiviso, con tutte le componenti. Insieme al Settore Tecnico, Scuola Allenatori e Settore Giovanile e Scolastico cercheremo di portare una nuova ventata di metodologie. Sarà un progetto ad hoc, che vuole offrire qualcosa di importante per gettare le basi del futuro del calcio giovanile italiano».